MAIN PROJECT RICONCILIAZIONE
NADIA TAMANINI & FRANCESCO MINA
“DEEP IN TIME / Tessere il tempo profondo”

Performance inaugurale
In collaborazione con exibart
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

“DEEP IN TIME / Tessere il tempo profondo” di Nadia Tamanini e Francesco Mina è una performance che mette in relazione spazio, materia, corpo e tempo geologico. Partendo dalla pietra come fondamento originario, unita alla pratica dell’annodare, il corpo si fa strumento di ascolto, misura e connessione con il tempo profondo dell’ecosistema di cui siamo parte. Rocce selezionate nell’area, provenienti da diversi strati geologici, sono legate a fili tesi su una struttura che evoca gli antichi telai, dove le pietre fungevano da contrappesi. L’azione performativa consiste in un gesto rituale e reiterato: si annoda il filo partendo dalla pietra, eseguendo un nodo per ogni milione di anni vissuti dalla stessa (1 nodo = 1 MA). La durata della performance e la lunghezza dei fili sono determinate dal numero dei nodi, ovvero dall’età geologica delle pietre. Il nodo diventa così unità di misura del tempo e memoria incarnata nel filo, mentre il ritmo del gesto trasforma il tempo geologico in esperienza incorporata, manifestando la vastità del tempo profondo attraverso un gesto essenziale, tanto funzionale quanto simbolico.

Nadia Tamanini & Francesco Mina, DEEP IN TIME Tessere il tempo profondo_Performance BAW 2025__Foto Elisa Cappellari

MAIN PROJECT GENERATION(Z) – FUTURI PLURALI
FEDERICA GOTTARDELLO
“DOVE I SEGRETI SI POSANO”

A cura di Kromya Gallery (Verona – Lugano)

L’installazione originariamente concepita per la Sala dei sogni di Palazzo Carlotti a cura di Silvia Concari anche qui nell’Alcova di Palazzo Isolani si inserisce e dialoga nello spazio in modo diretto, site-specific dando vita ad un archivio onirico fatto di sogni notturni e visioni fantastiche. Anfore fiorite, rondini in volo, elementi naturali, scene bibliche e mitologiche, personaggi vestiti all’orientale, carrozze, strumenti musicali si intrecciano in questo racconto arborescente ispirato alla poesia mistica di Chandra Livia Candiani del libro “La domanda della sete” in una fusione non lineare tra uomo e natura, conscio e inconscio. E così sul tulle, con la leggerezza di un soffio, si posano segreti che sono custoditi tra il silenzio della vegetazione ed il mormorio degli animali, elementi sognati e riportati dall’artista, elaborati e cuciti su carta uno ad uno, con il tempo lento dell’ago e del filo, in un fare che non necessita del capire ma che diventa un invito a non smettere di sognare.

Giulio Boccardi, Sodalizio. Atto I Il rituale, 2025, stampa su Hahnemühle Baryta, 60 × 90 cm. Courtesy dell'artista e Boccanera Gallery, Trento

MAIN PROJECT FEMINISMS
CORPI IN DIALOGO
ANNELIESE PICHLER
“PERLE VELATE”

Installazione di 24 elementi su carta
A cura di Elsa Barbieri
In collaborazione con Museo Arte Contemporanea Cavalese & exibart

Anneliese Pichler la carta la conosce, la penetra, sempre la sceglie: è la sua epidermide preferita. E proprio su carta ha realizzato l’inedita opera, “Perle Velate”, che attraversa la scala del Vignola di Palazzo Isolani come una collana pacifica e innocente contro ogni tipo di guerra e contrasto umano, come un rosario emotivo che si sgrana e si ricostituisce, rivelandosi. Le perle, rombi, che le danno forma, sono visioni, bagliori, scintille di pensiero, suggerite e velate carezze, pagine di un diario, lettere dimenticate, fiori essiccati, mitezze, leggere preghiere, semi di sogno cuciti e ricuciti, come un rammendo di trasparente riconciliazione tra le parti.
Fluttuante, come tesa alla trascendenza, l’installazione sospesa si adagia a terra su “OPUS INCERTUM”, un’opera preesistete dell’artista che diventa punto di arrivo e di accoglienza di amore e odio, di dolcezza e potenza, di fragilità e resistenza, di impulso e pazienza, di remissione e speranza, di ribellione e resilienza, di immaginazione ed esistenza.

Anneliese Pichler, Perle Velate, 14-11-2025-12-1-2026, installazione di 24 elementi in carta cucita, pizzo, collage, fotografia stampata su carta, stoffa, nastri, fili, filo di ferro, fiori essiccati, 16.8 m (h)

MAIN PROJECT BIOFILIE – ECOLOGIE RICONCILIATE
KATA HINTERLECHNER
“220 HZ”

Installazione sonora prodotta per BAW Bolzano Art Weeks 2025

“220 Hz” rende udibile quanto siano diversificati e sensibili gli habitat sotterranei delle nostre città. Durante la residenza dell’artista austriaca a BAW – Bolzano Art Weeks 2025 sono state realizzate registrazioni acustiche del sottosuolo di Bolzano e dei suoi dintorni solo apparentemente incontaminati, che sono state presentate, al termine del festival, come opera sonora spaziale.
Con l’ausilio di un dispositivo di registrazione speciale e di un sensore del suolo altamente sensibile, l’artista ha captato segnali acustici di microorganismi, radici e i loro movimenti nel sottosuolo, che costituiscono la base di un paesaggio sonoro riproposto a BOOMing 2026 come installazione acustica immersiva fruibile in cuffia all’interno dello spazio consacrato della cappella di Palazzo Isolani.
L’opera apre un accesso sonoro a quei luoghi dello spazio urbano che spesso vengono trascurati, marginalizzati o ridotti a pura funzione che sono fragili e viventi interfacce di relazioni ecologiche che meritano ascolto con attenzione profonda.

Dora Musola, Costellazioni familiari, performance partecipativa a Casa della Pesa per BAW 2024_Foto Fanni Fazekas

MAIN PROJECT RICONCILIAZIONE
NADIA TAMANINI & FRANCESCO MINA
“DEEP IN TIME / Tessere il tempo profondo”

Performance inaugurale
In collaborazione con exibart
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

“DEEP IN TIME / Tessere il tempo profondo” di Nadia Tamanini e Francesco Mina è una performance che mette in relazione spazio, materia, corpo e tempo geologico. Partendo dalla pietra come fondamento originario, unita alla pratica dell’annodare, il corpo si fa strumento di ascolto, misura e connessione con il tempo profondo dell’ecosistema di cui siamo parte. Rocce selezionate nell’area, provenienti da diversi strati geologici, sono legate a fili tesi su una struttura che evoca gli antichi telai, dove le pietre fungevano da contrappesi. L’azione performativa consiste in un gesto rituale e reiterato: si annoda il filo partendo dalla pietra, eseguendo un nodo per ogni milione di anni vissuti dalla stessa (1 nodo = 1 MA). La durata della performance e la lunghezza dei fili sono determinate dal numero dei nodi, ovvero dall’età geologica delle pietre. Il nodo diventa così unità di misura del tempo e memoria incarnata nel filo, mentre il ritmo del gesto trasforma il tempo geologico in esperienza incorporata, manifestando la vastità del tempo profondo attraverso un gesto essenziale, tanto funzionale quanto simbolico.

Nadia Tamanini & Francesco Mina, DEEP IN TIME Tessere il tempo profondo_Performance BAW 2025__Foto Elisa Cappellari

MAIN PROJECT FEMINISMS
CORPI IN DIALOGO
ANNELIESE PICHLER
“PERLE VELATE”

Installazione di 24 elementi su carta
A cura di Elsa Barbieri
In collaborazione con Museo Arte Contemporanea Cavalese & exibart

Anneliese Pichler la carta la conosce, la penetra, sempre la sceglie: è la sua epidermide preferita. E proprio su carta ha realizzato l’inedita opera, “Perle Velate”, che attraversa la scala del Vignola di Palazzo Isolani come una collana pacifica e innocente contro ogni tipo di guerra e contrasto umano, come un rosario emotivo che si sgrana e si ricostituisce, rivelandosi. Le perle, rombi, che le danno forma, sono visioni, bagliori, scintille di pensiero, suggerite e velate carezze, pagine di un diario, lettere dimenticate, fiori essiccati, mitezze, leggere preghiere, semi di sogno cuciti e ricuciti, come un rammendo di trasparente riconciliazione tra le parti.
Fluttuante, come tesa alla trascendenza, l’installazione sospesa si adagia a terra su “OPUS INCERTUM”, un’opera preesistete dell’artista che diventa punto di arrivo e di accoglienza di amore e odio, di dolcezza e potenza, di fragilità e resistenza, di impulso e pazienza, di remissione e speranza, di ribellione e resilienza, di immaginazione ed esistenza.

Anneliese Pichler, Perle Velate, 14-11-2025-12-1-2026, installazione di 24 elementi in carta cucita, pizzo, collage, fotografia stampata su carta, stoffa, nastri, fili, filo di ferro, fiori essiccati, 16.8 m (h)

MAIN PROJECT GENERATION(Z) – FUTURI PLURALI
FEDERICA GOTTARDELLO
“DOVE I SEGRETI SI POSANO”

A cura di Kromya Gallery (Verona – Lugano)

L’installazione originariamente concepita per la Sala dei sogni di Palazzo Carlotti a cura di Silvia Concari anche qui nell’Alcova di Palazzo Isolani si inserisce e dialoga nello spazio in modo diretto, site-specific dando vita ad un archivio onirico fatto di sogni notturni e visioni fantastiche. Anfore fiorite, rondini in volo, elementi naturali, scene bibliche e mitologiche, personaggi vestiti all’orientale, carrozze, strumenti musicali si intrecciano in questo racconto arborescente ispirato alla poesia mistica di Chandra Livia Candiani del libro “La domanda della sete” in una fusione non lineare tra uomo e natura, conscio e inconscio. E così sul tulle, con la leggerezza di un soffio, si posano segreti che sono custoditi tra il silenzio della vegetazione ed il mormorio degli animali, elementi sognati e riportati dall’artista, elaborati e cuciti su carta uno ad uno, con il tempo lento dell’ago e del filo, in un fare che non necessita del capire ma che diventa un invito a non smettere di sognare.

Federica Gottardello, Dove i segreti si posano, allestimento site specific, 2025, courtesy l'artista e Kromya Gallery, photo Gianni Mantovani

MAIN PROJECT BIOFILIE – ECOLOGIE RICONCILIATE
KATA HINTERLECHNER
“220 HZ”

Installazione sonora prodotta per BAW Bolzano Art Weeks 2025

“220 Hz” rende udibile quanto siano diversificati e sensibili gli habitat sotterranei delle nostre città. Durante la residenza dell’artista austriaca a BAW – Bolzano Art Weeks 2025 sono state realizzate registrazioni acustiche del sottosuolo di Bolzano e dei suoi dintorni solo apparentemente incontaminati, che sono state presentate, al termine del festival, come opera sonora spaziale.
Con l’ausilio di un dispositivo di registrazione speciale e di un sensore del suolo altamente sensibile, l’artista ha captato segnali acustici di microorganismi, radici e i loro movimenti nel sottosuolo, che costituiscono la base di un paesaggio sonoro riproposto a BOOMing 2026 come installazione acustica immersiva fruibile in cuffia all’interno dello spazio consacrato della cappella di Palazzo Isolani.
L’opera apre un accesso sonoro a quei luoghi dello spazio urbano che spesso vengono trascurati, marginalizzati o ridotti a pura funzione che sono fragili e viventi interfacce di relazioni ecologiche che meritano ascolto con attenzione profonda.

KATA Hinterlechner, 220 Hz, final presentation BAW Bolzano Art Weeks 2025, Foto by Fanni Fazekas